Giustizia

PERCHÈ NO

10/03/2026

Vai alla pagina dei comunicati:#referendum                                             IL VERO OBIETTIVO DELLA RIFORMA

 

PERCHÉ NO

 

Il 22 e 23 marzo 2026 i cittadini voteranno il referendum costituzionale per confermare o respingere la riforma della giustizia promossa dal Governo Meloni, nota come riforma Nordio sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

La riforma è stata approvata dalla maggioranza senza un reale confronto parlamentare né un adeguato ascolto di giuristi, operatori del settore e forze sociali.

Il testo uscito dal Consiglio dei Ministri è identico a quello approvato al termine delle quattro letture, non è stato possibile cambiare neanche una virgola. Non era mai successo nella storia della Repubblica italiana.

Nel merito la riforma non affronta i principali problemi della giustizia italiana come la lentezza dei processi, la carenza di personale, l’arretrato giudiziario e il sovraffollamento delle carceri, aggravati anche da tagli alle risorse del settore. Inoltre, la separazione delle carriere è di fatto già in essere grazie alla riforma Cartabia, con pochissimi passaggi tra le due funzioni.

Questa riforma stravolge la Costituzione, mina l'equilibrio tra i poteri dello Stato, e il fondamentale principio della loro separazione, indebolisce l’indipendenza della magistratura e punta a sottometterla al controllo politico.

Una certa politica vuole agire indisturbata e per poterlo fare punta ad indebolire la magistratura.

Il vero obiettivo della riforma è ottenere un Pm sotto l’influenza del Governo, riducendo le garanzie per i cittadini e segnando un ulteriore arretramento democratico.

L’estrazione a sorte per decidere i componenti del CSM, ossia l’organo di autogoverno dei magistrati, non esiste in nessun Paese al mondo.

Mina la competenza e l’autorevolezza del CSM.

Sostituire l’elezione con la casualità crea organi di autogoverno più deboli e quindi più facilmente controllabili dalla politica.

Indebolire e controllare il CSM significa indebolire e controllare ogni singolo magistrato.

Il controllo politico sulla magistratura è il vero obiettivo di questa pessima riforma.

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